La cultura contro la volgarità
17 Agosto, 2007

Piazza Castello è troppo bella per essere sporcata dalla volgarità. Venosa è una città troppo importante storicamente e culturalmente per offrire un palcoscenico a ciò che è espressione di anti-cultura.
I giornali parlano di un trionfale ritorno del Corona in Basilicata. Perché “trionfale”? Ha vinto qualcosa? Si è contraddistinto in qualche manifestazione/iniziativa artistica, sportiva, sociale, degna di nota? Ci chiediamo: ma chi scrive queste cose su testate giornalistiche importanti, è cosciente di quello che scrive o si dedica alla scrittura dei pezzi dopo aver fatto indigestione dell’intera programmazione televisiva che si occupa di gossip?
Coloro che hanno deciso di far esibire nella nostra Piazza Castello il Corona e le sue verità, parlano di un evento mediatico che porterebbe benefici in termini di turismo al nostro paese. Quindi non è importante il contenuto dell’evento, ma l’evento in sé, qualunque esso sia. Anche se si dà spazio ad una persona che non canta, non balla, non recita e che sul palco può dare grandi “insegnamenti morali” parlandoci della sua ambizione di fare milioni di euro per trasferirsi al mare per sempre e non lavorare più. E per assurdo qualcuno potrebbe avere anche la brillante idea che un po’ di soldi, ad esempio € 6.000, li può prendere nella nostra città per la sua non performance in Piazza Castello. Purtroppo l’ultimo pensiero è ironico perché a noi risulta che sono proprio previsti € 6.000, cioè € 100 al minuto per non vederlo cantare, recitare, ballare ma solo per sentire le sue verità. Ma cosa avremmo da imparare dalle verità del Corona?
Il presidente della Pro Loco ha dichiarato “La Basilicata si lega con la sua (di Corona n.d.r.) disavventura” (Il Quotidiano del 20 luglio 2007). Il presidente Duino parla quindi a nome dell’intera Basilicata e sempre a nome di noi tutti, ha deciso che il Corona è innocente e che trattasi la sua di disavventura, infangando così il lavoro ancora in corso della magistratura.
Inoltre, troviamo molto pericoloso da un punto di vista socio-culturale questa invasione del mondo della televisione nella società “reale”. Corona, le sue avventure e le sue verità, non c’entrano niente con Venosa. In modo del tutto invasivo si fa diventare la nostra città palcoscenico di un qualcosa che non dovrebbe appartenerle. Il che è davvero culturalmente e socialmente squallido.
Noi ce la metteremo tutta per impedire che venga celebrato questo pseudo-spettacolo.
Raccoglieremo anche le firme di chi non vuole la macabra esibizione e le invieremo alla Pro Loco e ai giornali.
Ma se all’una e mezza della notte tra il 28 e il 29 agosto, Piazza Castello sarà riempita di volgarità, bisognerà sconfiggere questa volgarità con la cultura, andando tutti in piazza con un libro in mano e volgendo le spalle all’ignobile palco. E poi dai balconi dei palazzi della piazza bisognerà lanciare fogli con le liriche di Orazio e magari distribuirli per tutta la piazza, affiggerli alle pareti dei porticati, tenerli sui tavolini dei bar, tirarli sul palco.
Faremo ciò perché vogliamo far presente a tutti che
Venosa è indicata in marrone sui cartelli stradali in quanto città di importanza storico-culturale e non perché paese di merda.
Paola Antenori, Sabrina Antonacci, Piervito Bonifacio, Enzo Briscese, Francesca Brizzi, Erica Bruno, Michele Caglia, Stefania Calabrese, Maria Concetta Capezio, Saverio Caputo, Giuseppe Chito, Venilia Cocco, Nicola Cocco, Viviana De Marco, Carmen Di Ciesco, Fernando De Leo, Imma Di Mitrio, Tiziano Doria, Michele Fasano, Anna Finizio, Antonio Giura, Massimiliano Laconca, Antonio Lancellotti, Pasquale Latorraca, Giovanni Lentini, Teo Lentini, Francesco Lettini, Francesca Lifranchi, Francesca Magno, Marco Padula, Pierpaolo Padula, Licia Perillo, Vincenzo Perillo, Annamaria Perrotta, Antonio Polidoro, Rocco Silano, Francesco Solenne, Laura Soligno, Ubaldo Soligno, Mauro Suscetta, Giulia Topi
